Social: quando conviene aprire un account ufficiale di brand?

“Siamo su TikTok perché ci sono tutti”
…e altri disastri di marketing che puoi evitare scegliendo bene il canale social (e il cervello).

Una confessione: da social media manager ho visto cose che voi mortali non potreste immaginare. Aziende con target over 50 su TikTok, pagine LinkedIn usate come album di gattini, account Twitter aperti durante un brainstorming e mai più aggiornati. Ma il re degli errori, il maestro Jedi delle cavolate è questo: scegliere i canali social SOLO in base al proprio target.

Eh sì, lo so cosa stai pensando: “Ma scusa, se il mio target sta là, dove dovrei andare? A fare la briscola su MySpace?”. Calma, aspirante viral star. Certo che considerare il target è fondamentale, ma c’è una variabile chiave che molti ignorano: il tuo BRAND. Cosa rappresenti? Che tono hai? E soprattutto, come puoi tradurre quei valori nel linguaggio unico e spesso spietato di ogni social? Non basta buttarsi nel social trend di turno e sperare nel miracolo.

Quattro domande magiche per scegliere dove andare (e dove restare a casa)

Prima di aprire il 378esimo profilo social inutilizzato, siediti e pensa seriamente alle risposte a queste domande:

  1. Il social rispecchia i tuoi valori di brand?
    Se vendi vini da collezione da 500 euro a bottiglia, TikTok non è (necessariamente) il posto perfetto per i tuoi reels sui tannini. Ogni piattaforma ha un tono e uno stile: saperlo interpretare è cruciale.
  2. Hai i mezzi (e le idee) per creare contenuti adatti a quel canale?
    Ogni social è un mostro affamato di formati specifici: IG ti chiede foto e reel impeccabili, TikTok video montati in modo dinamico, X richiede ironia in 280 caratteri. Benissimo, ma… hai risorse per dar da mangiare alla bestia?
  3. Puoi mantenerlo attivo nel tempo?
    Un canale social lasciato lì a marcire è come una vetrina vuota in un centro commerciale: non solo è inutile, è pure dannosa per la tua immagine. Se lo apri, ricordati che dovrai offrire contenuti regolari e coerenti. Altrimenti, lascia perdere.
  4. Puoi calare il brand nel contesto del canale senza sembrare… quel vecchio zio che parla “giovane”?
    Un conto è esserci, un altro è farlo bene. Essere autentici su un social significa capirne il linguaggio, entrare in punta di piedi e comunicarci in modo naturale. Se sembri un pesce fuor d’acqua, il pubblico se ne accorge in 0.5 secondi (con annessa carrellata di commenti cattivelli).

Esempio pratico: do I really need TikTok?

Poniamo che la tua azienda vende prodotti o servizi “geniali e freschi” che piacciono ai più giovani. Arriva il marketing wizard di turno e ti dice: “Apriamo TikTok! I giovani stanno tutti lì!”. Panico, sudore, e poi segui il consiglio senza pensarci troppo. Il risultato? Finisci per caricare quattro video imbarazzanti di balletti sgraziati e dimentichi la password del profilo. Complimenti, hai sprecato tempo e budget.

Invece, chiediti seriamente:

  • “Come posso presentarmi su TikTok senza perdere la mia identità?”
  • “Ho risorse per creare contenuti video freschi, dinamici e continui?”
  • “È essenziale avere un profilo ufficiale o posso testare il mercato in modo più furbo?”

Spoiler alert: non sempre serve un account ufficiale per vedere come reagisce il tuo pubblico.


Branded Content: la Criptochiave del Successo

Se non sei sicuro di aprire un account, ma vuoi testare le acque di un social (senza buttarti direttamente a capofitto), ti consiglio di investire in branded content. Come funziona? Fai creare e pubblicare contenuti a realtà terze (influencer, creator, media partner) che rappresentano il tuo tone of voice sui social di tendenza. Ti permette di sperimentare senza sporcarti le mani – o almeno non troppo.

Perché il branded content è super cool?

  • Minimo investimento, massimo risultato: Un profilo TikTok ben gestito implica tanto sudore e parecchio budget, ma con i branded content puoi iniziare con un investimento ragionevole.
  • Test e feedback: Se il pubblico reagisce bene, puoi decidere di raddoppiare e aprire un account ufficiale. Se invece lo snobba… hai risparmiato tempo e nottate insonni.
  • Competenza garantita: I creator conoscono il linguaggio nativo del social, quindi riescono a tradurre i tuoi valori in contenuti che funzionano davvero (senza sembrare uno zio ballerino).

TikTok case study: come usare il branded content

  • Collabora con creator rilevanti per il tuo target: Se vendi creme viso eco-sostenibili, partnerizza con beauty influencer che predicano il green e sono già amati dal pubblico che vuoi raggiungere.
  • Viral challenge sponsorizzata: Crea una sfida legata al tuo prodotto/servizio, ma fallo fare a loro: un esercito di TikTok star saprà far circolare il tuo nome in modo autentico.
  • Product placement narrativo: I migliori creator sanno integrare il tuo messaggio in storie o quotidianità senza sembrare finti. Il risultato? Pubblico che scrolla e pensa: “Ok, fa per me, lo voglio”.

Social sì, ma con “cum grano salis”

Morale della favola: non correre ad aprire profili social solo perché “ci sono tutti”. Prima pensa al tuo brand, ai tuoi valori, e a come puoi tradurli in un linguaggio che funzioni sulle piattaforme che ti interessano. Non avere paura di sperimentare attraverso influencer e branded content. È la tua palestra digitale: zero imbarazzo, massima resa.

Ora vai, armati di saggezza, creatività e buonsenso. E magari di un consulente bravo bravo, chessò, tipo me! Fissa una call di 30 minuti cliccando qui… E la prossima volta che senti “Apriamo un TikTok perché lo fanno tutti”, tu rispondi con un saggio sorriso e una domanda: “Ma davvero ci rappresenta?” 🙂